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20 novembre 2009

La compagnia di bandiera che ruba fondi all'istruzione e la vita a Daniele


Questa classe dirigente blaterante è sempre bravissima a raccontarci che non ci sono soldi e non ci sono risorse. Le casse dello stato sembrano esangui quando c'è da finanziare la ricerca o l'istruzione e si ingrassano vertiginosamente quando i soldi sono destinati all'Alitalia, al finanziamento dei partiti o a quello dei giornali.
Non è vero che i soldi non ci sono, la verità è che vengono sprecati senza alcun ritegno, come se appartenessero a loro, ai politici, e non ai cittadini, o meglio ai cittadini fessi che ancora pagano le tasse.
Li usano per i rimborsi elettorali pensando alle casse dei propri partiti e quindi a se stessi, oppure per tenere aperta la camera dei deputati, con parlamentari e portaborse annessi, per decidere la lunghezza delle code dei cani, come se tutto ciò che li circonda fosse perfetto a tal punto da non avere niente di meglio di cui discutere nelle aule del parlamento. E così, mentre nelle scuole non passano inosservati i muri marci, i precari licenziati, i buchi nelle pareti e non si vede nemmeno l'ombra di scale anti-incendio, "Libero" di Maurizio Belpietro assorbe quasi 8 milioni di euro in un solo anno("L'Unità" 6 milioni, in onore della par condicio).
Si utilizzano soldi pubblici per interessi privati, e per l'editoria si sono sprecati, nel solo 2008, 200 milioni 776 mila euro. Nessuno vuole fare strage dei quotidiani, ma mi domando per quale motivo se un imprenditore non vende debba fallire e se invece si tratta di un giornale, debba avere la garanzia che ha dargli ossigeno ci pensano i contribuenti.
Per non parlare dei quotidiani considerati "organi di partito", come "La Padania", "Europa" o "Secolo d'Italia" di Gianfranco Fini, che prendono soldi per raccontare opinioni di parte, eppure i giornali dovrebbero raccontare fatti, e i fatti non sono né di destra né di sinistra, sono fatti! Se proprio preferiscono farsi dettare gli articoli dai politicanti di turno, almeno abbiano la decenza di non farlo con i nostri soldi.
Poi c'è una cosa che ha veramente dell'incredibile, magari qualcuno si sarà domandato per quale motivo i giornali si sottopongano a tali costi inutili, visto che le tirature sono sempre moltissime in piu' rispetto alle copie realmente vendute, in realtà "tirare" conviene sempre, piu' copie si producono piu' lo stato regala soldi, non importa se non vendi, infatti è previsto che la quantità di denaro che finisce nelle casse dei quotidiani e proviene da quelle dei cittadini sia direttamente proporzionale alla tiratura del medesimo quotidiano, si potrebbero sfornare copie su copie e poi buttarle nel camino che il guadagno sarebbe comunque garantito, senza ricevere in cambio nessun tipo di servizio.
Parlando di sprechi, non mi soffermo sui vergognosi costi della politica, argomento già trattato e ritrattato da molti, ormai quasi consumato, ma non si può ignorare che in pieno periodo di crisi non sia il caso di far lievitare ulteriormente gli stipendi dei parlamentari o di aumentare le auto blu quando la polizia non ha nemmeno il numero minimo indispensabile di volanti e anche le avesse la benzina non è mai abbastanza per farle partire.
Poi sembra che Tremonti abbia messo le forbici nel cassetto e abbia deciso un modo alternativo per farci risparmiare: Lo scudo, o meglio il condono, che secondo lo stesso ministro dovrebbe fruttare circa 5 miliardi di euro, l'abolizione delle province ne farebbe risparmiare 13, e annualmente, in dieci anni si risparmierebbero 130 miliardi e senza neanche essere costretti a premiare gli evasori e i criminali di ogni genere e specie, eppure sembra che l'ipotesi non sia stata presa in considerazione, mistero.
Invece la ricerca chiede l'elemosina, in fondo le priorità sono altre, come stanziare 300 milioni di euro ad un azienda fallimentare come l'Alitalia, una delle tante che ci sono in questo paese, questi soldi vengono in gran parte da progetti scientifici come quelli che servivano a Daniele, un bambino malato di una particolare distrofia muscolare che ha bisogno di 250 mila euro per potersi curare. I fondi per i ricercatori sono stati letteralmente dimezzati e la speranza del progetto di ricerca finalizzato di cui Daniele avrebbe bisogno è un puntino sempre piu' lontano. Secondo Fabio Mussi, ex ministro dell'università e ricerca "questo governo ha fatto il piu' grande definanziamento universitario: un suicidio della nazione" e poi aggiunge che "anche in tempo di crisi nessun governo ha ridotto questo tipo di investimenti".
La ricerca non si tocca, è il futuro di un paese, come l'istruzione, e tanto meno si sacrifica sull'altare della compagnia di bandiera.
I tagli, infatti, non si riguardano solo i pochi ricercatori coraggiosi, i cervelli non ancora fuggiti, ma anche l'intero sistema universitario di questo paese, in cinque anni ci saranno 1000 milioni in meno, ma si valorizzerà la scuola privata, come se questa fosse sinonimo di qualità. Forse è solo che questo governo è talmente abituato a usare ogni cosa a "scopo di lucro" che non si capacita che qualcosa che non produce immediato guadagno possa comunque essere utile, anzi indispensabile. E così si decide di far diventare la scuola una azienda, di trasformare tutto in business, dimenticandosi della costituzione e del diritto allo studio, d'altra parte quando mai questo governo si è preoccupato di consultare la carta costituzionale prima di prendere una qualsiasi decisione?



Cecilia Sala

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