|
|
|
2 febbraio 2010
God saves the king
Processo breve, legittimo impedimento, lodo Alfano-bis, legge anti pentiti.
Ciancimino parla, Berlusconi risponde.
La riforma dell'ingiustizia comincia a prendere forma con modalità che ricordano quelle delle monarchie medievali caratterizzate dalla sovranità assoluta del Re che aveva facoltà di decidere persino della vita o della morte dei suoi sudditi. Sudditi, ecco cosa stiamo diventando, mentre ci distruggono definitivamente il Paese (già da tempo martoriato) noi stiamo a guardare, inermi spettatori di uno squallido teatrino.
Il processo breve manderà in fumo i procedimenti giudiziari più importanti e gravi risultando, a detta degli stessi magistrati, una vera amnistia. Il legittimo impedimento stabilisce che l'imputato “eccellente” possa sottrarsi alle udienze penali dei procedimenti nei quali è coinvolto, con l'effetto di rinviare sine die il processo. L'efficacia di questa legge sarà temporalmente limitata, per poi lasciare spazio ad un altro scempio: il lodo Alfano-bis (possibilmente costituzionale dato che la Consulta ha già dichiarato incostituzionale il primo). Per finire in bellezza c'è la legge anti pentiti (come la chiama Repubblica) che non lascia scontento nessuno. Non erano ancora riusciti a trovare una legge o un cavillo in grado di salvare anche il povero Dell'Utri che da trent'anni a questa parte ne ha combinate talmente tante che neanche le menti eccelse di Berlusconi, Ghedini & co sono riuscite a trovare una legge ad personam da confezionare su di lui. La legge sui pentiti riesce anche in questa impresa, grazie ad un'altra mente geniale, quella del senatore Giuseppe Valentino che a quanto pare di mafia se ne intende visto che nel 2004 è stato messo sotto inchiesta per una questione di voto di scambio con la 'ndrangheta. La mente ha partorito un testo di legge che impedirebbe la ricerca (prevista adesso dall'ordinamento) dei “riscontri obiettivi” alle dichiarazioni dei pentiti, per lasciare il posto esclusivamente a “specifici riscontri esterni”. Tradotto: i pentiti non potranno riscontrarsi a vicenda in caso le dichiarazioni dei vari collaboratori coincidano, o in caso di riscontri parziali, cioè non confermati in aula per “infermità temporanea” del collaboratore, mentre prima l'inutilizzabilità della dichiarazione resa e non confermata era prevista solo in caso di “morte, infermità o irreperibilità”.
Insomma una carrellata di leggi che al popolo italiano non servono, ma sono indispensabili al sovrano e al sollazzo dei suoi giullari. Guarderemo ancora una volta il sovrano in trionfo senza proferire parola, anzi al massimo qualcuno griderà “lunga vita al Re!”
Martina Di Gianfelice
|
|
31 gennaio 2010
Il ministero dell'economia risponde sulle pensioni di invalidità

Forse non conoscete Luca Faccio, ma non voglio essere io a presentarvelo, per capire la sua storia e la sua attività potete consultare il suo sito http://www.lucafaccio.it/ Ieri Luca mi ha spiegato la sua indignazione verso la lettera che ha ricevuto dal ministero dell'economia, mi è sembrato piu' che doveroso dedicargli un post su questo blog. Le scuse e le belle parole non bastano, è importante che questa lettera venga pubblicata sulle becheche, venga letta e fatta leggere perchè i diritti non possono essere richieseti in ginocchio, devono essere pretesi!
Di seguito riporto la lettera dell Direttore dell’Ufficio di Gabinetto Dott. Lorenzo Quinzi . Gentile Dottor Faccio, Roma 26 Gennaio 2010 Le
scrivo per esprimerLe tutta la stima, ammirazione e considerazione del
Ministero per l’egregio e importante lavoro che svolge attraverso il
suo blog. Le tematiche su cui lei ci invita a riflettere, anche
attraverso le note pervenute, sono – purtroppo – di grande attualità e
pienamente condivisibili. Sfortunatamente, la sua difficile
condizione – e quella ancor più difficile, anzi drammatica, della
sig.ra Incoronato, da lei sensibilmente evidenziata – non è l’unica
situazione di disagio che non può essere immediatamente risolta a causa
degli stringenti vincoli della finanza pubblica imposti dall’attuale
situazione economica. Ciò nonostante, il Governo ha approntato
delle prime misure a sostegno del reddito delle persone che versano
nelle situazioni maggiormente critiche, quali la “carta acquisti”, il
“bonus gas” e il “bonus energia”, quest’ultimo previsto anche per i
casi di disagio fisico al fine di compensare il costo dell’energia
elettrica consumata per l’utilizzo delle apparecchiature
elettromedicali indispensabili per il mantenimento in vita. Inoltre, le
strutture ministeriali sono costantemente al lavoro per individuare
nuove risorse e misure per migliorare la qualità della vita dei
disabili anche grazie a quanti come Lei si adoperano ogni giorno
affinché le legittime aspirazioni ed esigenze delle persone disabili
possano avere soddisfazione. Come saprà gli uffici tecnici del
Ministero hanno verificato la possibilità di prevedere strumenti
ulteriori che possano essere di ausilio a chi come Lei affronta con
coraggio e impegno una situazione particolarmente difficile. Ad oggi
per i vincoli citati non ci sono margini per consentire adeguamenti al
reddito delle persone disabili. Da ultimo, Le confermo che si è
provveduto a sensibilizzare ulteriormente l’Amministrazione comunale di
Santa Marinella rispetto al caso che interessa la Sig.ra Incoronato
affinché possa essere efficacemente effettuato quanto necessario per
l’assistenza socio-sanitaria prevista in tali casi. Cordiali saluti (Il Direttore dell’ufficio di Gabinetto) Lorenzo Quinzi
la lettera ufficiale: http://lh4.ggpht.com/_uWFfdloVHAA/S2G0Zbo1s6I/AAAAAAAABBk/ltotGETexLE/s1600-h/Scan10007%5B14%5D.jpg
|
|
23 gennaio 2010
Come ruba Mediatrade

Ieri la Procura di Milano ha chiuso le indagini sulle presunte irregolarità di Mediatrade-Rti, la società Fininvest, poi divenuta Mediaset che dal 1999 si occupa della compravendita dei diritti televisivi. Quest'indagine è un filone di quella piu' ampia ed articolata che riguarda l'intera Mediaset. L'indagine è conclusa; di conseguenza presto ci potrà essere la richiesta di rinvio a giudizio e quindi il processo e visto che i reati ipotizzati sono abbastanza recenti e al riparo dalla prescrizione prepariamoci al pronto intervento di qualche legge ad personam, o meglio ad personas, visto che tra gli imputati non potevano mancare anche il Fedelissimo Confalonieri, Pierpapi Barelusconi, Frank Agrama e il banchiere Del Bue. Nei confronti di Mr.B si ipotizza l'appropriazione indebita, mentre il figlio Piersilvio si accontenta della frode fiscale. Il danno non sarebbe trascurabile se contiamo anche che Mediaset è quotata in borsa, quindi quando si ruba, si ruba agli azionisti, per la precisione in Svizzera hanno sequestrato circa 100 milioni di euro dal conto di una società con sede a Hong Kong del produttore televisiovo Frank Agrama, che è ritenuto dai pm il "socio occulto" di Berlusconi. Secondo l'ipotesi accusatoria l'acquisto dei diritti televisivi non accadeva normalmente, ovvero con la Fininvest che interveniva, direttamente o tramite Mediatrade, nell'acquisto dei diritti dalle società americane di Hollywood. Bensì esisteva una catena di società riconducibili(occultamente) alla Fininvest che acquistavano i titoli e li rivendevano con un margine di guadagno ad un'altra società complice che anch'essa li rivendeva ad un prezzo maggiore, in modo che questi diritti, una volta giunti a destinazione, avessero un grandissimo valore perchè il prezzo era aumentato per ogni passaggio di proprietà. Insomma anche se la Fininvest pagava salatamente i diritti che acquistava in realtà le uscite corrispondono al prezzo iniziale e vantaggioso stabilito dalle società americane, in quanto la differenza tra il costo finale è quello iniziale si è arenata tra le varie società che sarebbero comunque della Fininvest(anche se occultate). Così i costi erano gonfiati e i diritti in mano al gruppo avevano aumentato enormemente il loro valore. Vedremo come andrà a finire, se andrà a finire, visto i tempi che corrono.
Cecilia Sala
|
|
19 gennaio 2010
Ricordando Craxi

Sì, di Craxi non ci si può mica dimenticare, ricordarlo è cosa buona e giusta. A questa Italia smemorata, oggi piu' che mai, è proprio il caso di rammentare come non facciano affatto bene al paese quei leader che riempiono le loro tasche saccheggiando le nostre e vedono il potere come fine della politica e non come un mezzo che deve portare ad un benessere comune. Magari rivedendo la storia di Craxi, che significa una parte della storia d'Italia, ma soprattutto rivedendo come è andata a finire qualcuno potrebbe accorgersi della somiglianza con la situazione attuale, o addirittura rimpiangere quella vecchia. Ovviamente io sto fantasticando, ciò che intendono propinarci su Craxi non è mica la verità. Parola sconosciuta alla politica italiana. Bensì una castello di balle, come da sempre, bombardandoci con le solite scuse: -non si può condannare qualcuno perchè "non poteva non sapere"- oppure -il buon Bettino non rubava mica per se stesso-, frasi che sono le fondamenta del castello: le balle fondamentali. Balle che vengono smentite dalla sentenza All Iberian, poi divenuta definitiva, che recita così "non ha alcun fondamento la linea difensiva di responsabilità di "posizione"per fatti da altri commessi, visto che risulta dalle dichiarazioni che egli si informava sempre personalmente dello stato dei conti esteri e dei movimenti sugli stessi compiuti", in sostanza: altroché se sapeva.
Sarà pure stato un "grande statista" per chi crede che lo stato sia un'associazione per delinquere, ma nessuno può permettersi di negare che quando è approdato ad Hammamet aveva una ricca collezione di problemi con la giustizia, una condanna in via definitiva a 10 anni per finanziamento illecito e corruzione(Eni-Sai e Metropolitana milanese), e altri procedimenti a suo carico, abbastanza numerosi, che si sono fermati per "morte del reo": tre condanne in appello per la maxi-tangente Enimont, 5 anni per le tangenti Enel e altri 5 anni e 9 mesi per bancarotta fraudolenta, gli mancavano giusto una condanna per rapina a mano armata oppure per traffico di droga e avrebbero addirittura potuto riconoscergli una medaglia al valore, invece dovrà accontentarsi della commemorazione in Parlamento. Che ingiustizia. Ma di commemorazioni ce ne sono ben piu' d'una: a Roma, al cinema Capranica viene proiettato un documentario su di lui, proprio sotto lo schermo non potevano perdersi lo spettacolo Pier Ferdinando Casini e Claudio Martelli, mentre Sacconi, Frattini e Brunetta, ben piu' volenterosi, sono arrivati fin in Tunisia per ricordare il vecchio Bettino. Da buon membro del partito dell'amore, non poteva di certo esentarsi da questa manifestazione d'affetto nei confronti del presidente-ladro-latitante, il piu' penoso direttore del Tg1 di tutti i tempi, Augusto Minzolini, che, con il suo ultimo editoriale, ha raggiunto un livello di ironia, o forse di servilismo che noi umani non potevamo nemmeno immaginare. Finché le le commemorazioni le organizzano i familiari, lo si può pure capire, ma non si può accettare che l'organizzatore nonché luogo della commemorazione sia un posto che rappresenta l'intero popolo italiano come il Senato della Repubblica. I ladri si commemorano in Parlamento, lo stesso Parlamento che rappresenta lo stato vittima di quel ladro, come se la commemorazione della morte di un assassino venisse organizzata dalla madre della vittima. Ormai la logica ed il buon senso non hanno nessun ruolo in questo paese. La Moratti propone addirittura l'intitolazione di una via, scatenando subito una manifestazione di protesta, forse è un modo un pò originale di Silvio Berlusconi per ringraziare non solo chi gli ha permesso di essere ciò che è, ma che lo ha anche consigliato molto bene sulle sorti di Forza Italia, i "consigli" vennero comunicati via fax nel '95, lo hanno illuminato e hanno previsto con estrema lucidità ciò che realmente si è poi verificato: "diffida da Fini, Forza Italia deve riacquistare la sua autonomia e non risultare subalterna a alle esigenze di alleati infidi e ipocriti e deve essere in grado di dialogare con destra e sinistra" è non si può dire che il discepolo Berlusconi con i suoi inciuci 1, bis e ter non abbia obbidito, poi Craxi continua "attacca i pm di Mani Pulite" anche quest'ordine prontamente eseguito, poi invita Mr.B a porre la Fininvest come protagonista "di un sistema inquinato dell'informazione" insomma, non poteva prevedere meglio. E mentre Craxi non può piu' far danni, il suo allievo prediletto è a capo del governo, insomma agli italiani sbattere la testa contro il muro non è servito a nulla.
Cecilia Sala
craxi
minzolini
berlusconi
fini
| inviato da Cecilia Sala il 19/1/2010 alle 16:14 | |
|
|
12 gennaio 2010
La Rete: ultima garanzia di Democrazia

Ci stiamo giocando ciò che di piu' preziosi ci è rimasto, la rete, una specie democratica in via di sviluppo in mezzo a tante specie democratiche in via di estinzione. Non so se ne siamo consapevoli, ma questo possibile provvedimento, se trasformato in qualcosa di piu' concreto, rischia di diventare una ennesima legge ad personam. E' sempre bene ricordare e ricordarci(visto che la vita reale può portarci fuori strada), che le leggi dovrebbero migliorare le condizioni di tutti, anche se da anni servono a soddisfare le necessità di pochi. Forse questa è l'unica regole che non hanno mai infranto: non si fa nulla se non porta un vantaggio, ma il peggio deve ancora arrivare, siamo entrati in un circolo vizioso dove chi si abitua al potere diventa insaziabile, così l'ideazione di questo provvedimento punta a portarne tanti di vantaggi. Insomma, gli attacchi contro la rete potrebbero farci scendere un altro gradino in una scala in cui ci sembrava di aver già toccato il fondo. Tutto è stato studiato per prendere due piccioni con una fava, da una parte ci si guadagna dal punto di vista politico, uccidendo le ultime forme di democrazia, dall'altra ci si guadagna sotto il punto di vista aziendale, poiché Mediaset si sta già leccando i baffi.
E non sarebbe neppure la prima volta, di tentativi di censura piu' o meno subdoli ne abbiamo già visti tanti, Dal decreto contro il Wi-Fi del 2005 all'articolo ammazza-blog del disegno di legge sulle intercettazioni. Prima dovevano nasconderceli ora grazie al gesto di un pazzo possono benissimo sbandierarli e sfruttarli, perchè no, per guadagnare un pò di consenso. Facendoci credere che siano necessari per proteggere la nazione dai Tartaglia di turno. In realtà i propositi di Maroni di combattere gli usi impropri della rete hanno una funzione ben diversa, in fondo non sarà di certo un Duomo in miniatura a poter turbare la tranquillità del premier, non ci dimentichiamo che stiamo parlando dell'uomo che considera una bomba un "gesto affettuoso"(intercettazione tra Berlusconi e Dell'Utri sulla bomba posizionata nella villa di B. da Mangano, ndr). Gli obbiettivi sono altri, e neanche troppo nascosti: Se ci fosse una rete debole, riviste e tv di Mr.B, che hanno bisogno di pubblicità come noi dell'ossigeno, potrebbero riavere gli spazi pubblicitari che erano transitatati sul web(e "pubblicità" in berlusconiano significa soldi a palate), oltre che riavere le fetta di pubblico che predilige sempre piu' il consumo On-line ai programmi televisivi e le riviste di gossip. Anche se la motivazione piu' importante è certamente quella che riguarda i vantaggi politico-sociali, la rete fa paura da sempre ai poteri forti, perchè permette agli individui di usare i neuroni, di interagire, di capire e soprattutto di scegliere,contrariamente alla tv. Internet da la possibilità di scambiarsi informazioni e costituisce un sistema pluridirezionele, dove ognuno può intervenire e modificare un prodotto. Non c'è nulla che potesse fargli piu' paura. E' l'esatto opposto di quello che avevano pianificato già dai tempi della P2, il sogno di un sistema unidirezionale in cui gli utenti sono soggetti passivi e subiscono tutto ciò che il proprietario dei mass-media, nonchè presidente del consiglio, gli propina. Non possono permettere che il progetto di Rinascita Democratica riuscito al governo Berlusconi meglio di quanto potesse immaginare lo stesso Licio Gelli, venga spazzato via da quattro universitari che smanettano dietro una tastiera. Temo, però, che il problema sia anche di carattere puramente anagrafico, il problema non è il web, unico strumento di libertà sopravvissuto, ma l'ignoranza e la vecchia della politica italiana, che critica senza conoscere. Per Schifani "Facebook è piu' pericoloso dei gruppi degli anni '70", secondo Franceschini "è importante distinguere il popolo vero da quello virtuale", forse pensa che i profili FB appartengano ad anime disincarnate, mentre per Berasani internet è semplicemente "un ambaradan" e spiega di non aver aderito al No-B day "per non imbucarsi in cose della rete", il piu' moderato, Emilio Fede, sostiene invece che facebook sia luogo "di violenza e di paranoia". Qualche volontario dovrebbe offrirsi di spiegargli che su facebook ci sono persone in carne ed ossa, anche i loro elettori e i loro fan, per essere precisi i navigatori italiani sono la metà della popolazione, ma ciò che è piu' importante che sappiano è che la rete è lo specchio della realtà, luogo di confronto tra persone completamente diverse e che categorizzarla come nera o bianca, buona o cattiva è impossibile, perchè sarebbe come categorizzare come buona o cattiva l'intera popolazione mondiale, fare di tutta l'erba un fascio è inutile e superficiale oltre che da ignoranti. Solo in Cina, Birmani e Iran esistono provvedimenti speciali di censura o controllo di internet, difendiamo la rete per difendere una libertà agonizzante, perchè è grazie alla rete se Sonia Alfano è al parlamento europeo e se Obama ha preso il posto di Bush, è grazie alla rete se è nato e si è organizzato il popolo delle Agende rosse, è sulla rete che Beppe Grillo porta avanti le sue battaglie. I mondo va avanti e guarda al web, se ne faranno una ragione anche i sarcofagi di Andreotti e Schifani.
Cecilia Sala
|
|
21 dicembre 2009
Vacanze
Il Blog La Voce 2009 va in vacanza per le Feste... E augura un buon Natale a tutti i suoi lettori!
Cecilia Sala e Martina Di Gianfelice.
| inviato da Cecilia Sala il 21/12/2009 alle 17:5 | |
|
|
14 dicembre 2009
La mia generazione

da "Liberalmente"
Ho quattordici anni, e anche se appartengo alla fatidica generazione delle veline e del grande fratello, faccio parte del “movimento delle agende rosse” che ha come guida Salvatore Borsellino, il fratello di Paolo. Spesso mi sento decisamente fuori dal coro e mi trovo sola a domandarmi: è giusto quello che faccio? Non ho la presunzione di darmi la risposta esatta, ma non riesco a fare a meno di darmi uno schiaffo e ripetermi, ma come ti salta in mente? Non invidierai mica quei ragazzi lobotomizzati che passano i pomeriggi tra sigarette e dirette dalla “casa piu’ spiata d’italia”? NO! Non li invidio affatto, loro non proveranno mai le emozione che ho provato io gridando “Rrresistenzaaa!!!” al fianco di Salvatore Borsellino, non sanno quanto sia bello e profondo riuscire a respirare un pizzico di quel fresco profumo di libertà di cui parlava Paolo, mentre alzi un’agenda rossa per le strade di Roma. Quando assapori un po’ di libertà, diventa come una droga e sarei disposta a scendere in piazza altri milioni di volte per risentire quel sapore… La mia generazione è troppo spesso indifferente a temi che la riguardano e che sono attualissimi, come il problema delle mafie, che in molti, in troppi immaginano come nei film, come se fosse quasi qualcosa di sovrannaturale, o comunque molto distante da loro. Li scuso in parte, sono vittime di un sistema mediatico che non serve più ad informare bensì a manipolare, la televisione è il mezzo di comunicazione che più riguarda i ragazzi, per la mia generazione spesso fa da educatrice, diventa un modello da seguire e da imitare anche quando quello che ci propone non ci piace, ma non importa: “è Moda”. La Tv si sostituisce a famiglia e insegnanti e decide quello che saranno gli adulti di domani. Il problema non è il mezzo, ma come viene utilizzato, i programmi seguiti dai ragazzi, non solo non li sensibilizzano su temi importantissimi, ma spesso, mandano addirittura messaggi negativi o deviati. Non voglio fare la moralista o puntare il dito contro nessuno, sono solo preoccupata, preoccupata per il futuro che mi aspetta, perché non mi piace come gli adulti stanno riducendo il mondo che hanno in prestito da noi, noi meritiamo molto più di quello che intendono lasciarci, e per questo vorrei vedere tutti i miei compagni battersi per ciò che gli spetta di diritto. Io so che di persone che sacrificano tanto per regalarmi un domani migliore, ce ne sono e lo fanno senza chiedere nulle in cambio, ed erano proprio dietro allo striscione di apertura quel 26 Settembre a Roma, e si dedicano a battaglie difficili e faticose che non possono che migliorare il nostro paese e per cui tutta la mia generazione gli deve un "grande grazie". Quel poco che faccio non è neppure una goccia in mezzo al mare, ma se lo faccio è solo e unicamente perché sono innamorata della mio paese e voglio viverlo fino al mio ultimo respiro, ma quello che vedo attorno a me non mi piace, odio il sistema che mi circonda e che ruba tutto alla mia terra, che succhia tutte le sue risorse, e la lascia arida alle generazioni di domani.
Sentendo l’urlo di Salvatore mi tremava l’agenda rossa tra le dita, e sentivo l’asfalto bollente sotto i miei piedi, le lacrime e le grida dei ragazzi venuti da tutta Italia per chiedere verità, non potranno essere ignorate ancora per molto, quel sabato abbiamo sentito urlare il silenzio di questi ultimi diciassette anni. Io so che questa nostra battaglia non può che essere combattuta e non può che essere vinta, In questo paese la legalità è come quei barconi che vengono respinti, senza nessun rispetto e senza nessuna pietà, dalle coste di Lampedusa, quel barcone è ancora un puntino nel mare, ma se un giorno riuscirà a sbarcare su queste coste sarà anche merito delle agende rosse, quando accadrà vorrà dire che almeno la legalità avrà diritto al permesso di soggiorno in questo paese e si potrà tornare a respirare quel fresco profumo di libertà di cui parlava Paolo Borsellino.
Cecilia Sala
giovani
agende rosse
liberalmente
| inviato da Cecilia Sala il 14/12/2009 alle 21:1 | |
|
|
8 dicembre 2009
Una minchiata dopo l'altra
Spatuzza è un criminale della peggior specie che ha deciso di parlare ora di Silvio Berlusconi e Marcello Dell'Utri perchè si è stancato del carcere e dell'isolamento e spinto da un complotto internazionale di dimensioni macroscopiche vuole sovvertire le Istituzioni democratiche di questo Paese e mandare a casa il governo che ha fatto di più per la lotta alla mafia dai tempi dell'unificazione del 1861.
Questo è ciò che è emerso dalla puntata di “Porta a Porta” del 7 dicembre che, come al solito, ha visto la scena dominata da persone molto informate sui fatti, a cominciare dal povero Fabrizio Cicchitto che avesse azzeccato un nome in tutta la serata: Grasso diventa “Grassi”, i fratelli Graviano perdono una vocale e diventano i “Gravano”, mentre il pentito Scarantino compra una consonante e diventa “Scarlantino”.
A seguire, l'onnipresente Maurizio Belpietro che ha impartito una delle sue solite lezioni di diritto costituzionale, affermando che prima di portare una persona in Tribunale, a maggior ragione il Presidente del Consiglio, bisogna avere dei riscontri, come se gli altri cittadini “non Presidenti del Consiglio” non ne avessero diritto. Per quanto riguarda i riscontri, altro buco nero, perchè i riscontri ci sono. Molto è già stato accertato sulle collusioni mafiose di Dell'Utri e molto si sa anche su alcuni rapporti non troppo chiari tra Berlusconi e alcuni esponenti di spicco di Cosa Nostra. Basti pensare alla condanna a nove anni per concorso esterno in associazione mafiosa che pende sul senatore del Pdl o alle dichiarazioni, riscontrate dalla seconda sezione penale del Tribunale di Palermo e accertate nella sentenza di primo grado di condanna nei confronti di Dell'Utri, del pentito Francesco Di Carlo, boss di Altofonte. Di Carlo, interrogato dal pubblico ministero Antonio Ingroia, ha raccontato di un incontro in cui si trattava di affari, nella sede Edilnord di Milano, tra Berlusconi, Dell'Utri, Gaetano Cinà e il fior fior della Cupola di Cosa Nostra: Stefano Bontade e Mimmo Teresi. In tempi non sospetti, decine di pentiti avevano già raccontato i trascorsi “poco limpidi” del premier, a cominciare dal boss Salvatore Cancemi, “Ganci gli avrebbe detto che Riina aveva avuto un incontro con persone molto importanti, insieme alle quali aveva deciso di mettere una bomba a Falcone”, Riina avrebbe detto: “Io mi sto giocando i denti, possiamo dormire tranquilli, ho Dell'Utri e Berlusconi nelle mani e questo è un bene per tutta Cosa Nostra” (dichiarazione molto simile a quella che Graviano riferì a Spatuzza: “Ci hanno messo il Paese in mano”. Riferisce ancora Cancemi: “tra il '73 e il '74 Mangano lavorava ad Arcore e, secondo quanto raccontava, lì avrebbero soggiornato anche vari latitanti, come Grado, Mafara, Contorno, dedicandosi al traffico di droga e ai sequestri di persona”, “Riina precisò, che secondo degli accordi stabiliti con Dell'Utri, che faceva da emissario per conto di Berlusconi, arrivavano a Riina 200 milioni l'anno in più rate, perchè a Palermo vi erano più antenne” (In un quaderno riconducibile alla famiglia di San Lorenzo a Palermo, dov'erano piazzate alcune di queste antenne, furono trovati degli appunti, ad una voce “Canale 5” corrispondeva una cifra numerica). Ancora il pentito Angelo Siino: “Berlusconi era considerato un tramite per giungere a Craxi; occasione propizia gli attentati alla Standa di Catania tra il '90 e il '91”, Giovanni Brusca: “Chiese a Mangano di avanzare a Berlusconi richieste che stavano a cuore a Cosa Nostra: l'abrogazione del regime detentivo speciale per i mafiosi e l'ammissione di costoro alla legge Gozzini”, Salvatore Cocuzza: “Brusca e Bagarella sostenevano Mangano come capo mandamento di Porta Nuova, per via dei suoi noti agganci politici con Dell'Utri e Berlusconi”, Tullio Cannella: “fondò nell'ottobre del '93 il movimento Sicilia Libera per realizzare un nuovo assetto politico-istituzionale in Italia, il progetto Sicilia Libera, dapprima sostenuto da Cosa Nostra, fu abbandonato per appoggiare Forza Italia”, “Bagarella era a conoscenza dell'imminente discesa in campo di Berlusconi a capo di un nuovo movimento politico che ci avrebbe assicurato, in virtù di impegni preesistenti, di risolvere i problemi di Cosa Nostra: pentiti e regime carcerario”, Gioacchino Pennino dice di aver appreso da Ciaccio e Marsala (deceduti) che Berlusconi fosse il mandante delle stragi del '93, il pentito Maurizio Avola rincara la dose: “stava nascendo questo parito e si doveva appoggiare questa forza politica nuova che poi doveva aiutare un po' tutta la situazione di Cosa Nostra, il partito era Forza Italia”. Tutti pentiti, tutti hanno parlato di Berlusconi e Dell'Utri. Questo materiale è stato archiviato per mancanza di elementi sufficienti (si parla del 2002) a sostenere l'accusa in giudizio e in quel caso nessuno parlò di queste rivelazioni, né di giudici comunisti e toghe rosse.
A “Porta a Porta”, inoltre, abbiamo potuto godere di un'anomalia senza precedenti, Dell'Utri non più in veste di imputato, ma di giudice che sentenziava: “Spatuzza ha raccontato una cosa vera che è quella della macchina di Borsellino”. Questo, tanto per la cronaca, lo ha deciso lui, non hanno ancora deliberato invece i giudici (gli unici legittimati a farlo) che hanno ritenuto attendibili alcune dichiarazioni dello Spatuzza e sono per questo orientati ad avviare (ma ancora non lo hanno fatto) la revisione del processo sulla strage di via D'Amelio. Se la Procura di Caltanissetta decidesse in base alle confessioni di Spatuzza (si è autoaccusato per la strage di via D'Amelio, mettendo in discussione la versione del mafioso Vincenzo Scarantino) di riaprire un processo già confermato in via definitiva dalla Cassazione (sapendo che uno degli obiettivi di Cosa Nostra è proprio la revisione dei processi per le stragi), significherebbe un riscontro ulteriore alle dichiarazioni del braccio destro dei fratelli Graviano. Se i giudici rischiassero, come sembra, una revisione, sarebbe solo ed esclusivamente per la presenza di nuovi ed oggettivi elementi probatori.
Infine la lezione di umanità chez-Vespa del “neopolitologo” Piero Sansonetti che sarebbe per l'abolizione del 41 bis che secondo lui presenterebbe profili di incostituzionalità. Di come impedire ai mafiosi di parlare tra loro e di commissionare omicidi o controllare affari dal carcere il presunto comunista non ce ne parla...
Si chiude il sipario su “Porta a Porta” e Dell'Utri ci lascia nel cuore una confessione piena di emozione: “se fossero vere le cose che dice Spatuzza dovrei buttarmi una corda al collo”. Ops!
Martina Di Gianfelice
http://www.facebook.com/notes/lavoce2009/ci-hanno-messo-il-paese-in-mano/198264811819 (Articolo sull'audizione di Gaspare Spatuzza a Torino)
|
|
7 dicembre 2009
Popolo viola

Il No-Bday è stato un incredibile successo, spero che questo non abbiano il coraggio di negarlo nemmeno le penne avvelenate di Libero ed Il Giornale. L'onda viola non è passata inosservata, migliaia di persone arrabbiate, stufe di essere rappresentate da un “criminale”, speranzose di poter ancora cambiare un paese. In piazza. Per i loro diritti, per la difesa del loro stato e della democrazia, contro il protagonista di un sistema che sta distruggendo un intero paese. Una piazza vera, viva, piena di giovani e di facce pulite, gente venuta da tutta Italia solo per far sentire la propria voce. E' stata una delle poche manifestazioni di queste dimensioni con nemmeno un graffio a una vetrina o un cassonetto bruciato.
Chiedono le dimissioni del presidente del consiglio, -a Berlusconi deve essere concesso il diritto di essere processato- grida Salvatore Borsellino dal palco allestito in Piazza San Giovanni. Secondo gli stessi organizzatori in piazza c'erano oltre un 1.000.000 di persone, secondo altre fonti qualcuna in meno, ma questo non importa, la capitale era viola.
Bersani rimane convinto della sua scelta, -il Pd ha fatto bene a non partecipare-, infatti, ha fatto benissimo, il Pd deve sempre tenersi lontano dai successi ed essere protagonista dei fallimenti, mentre era in atto una ribellione contro il capo dell'attuale governo, il segretario democratico si teneva a debita distanza. Non capisco perchè ci ostiniamo ancora a definirla “opposizione”.
L'indignato Feltri dalle pagine del suo giornale definisce i manifestanti “gli amici di Spatuzza” (mi auguro che venga querelato al più presto), la frase “amico di Spatuzza” sarebbe più opportuno che Vittorio Feltri la rivolgesse al suo datore di lavoro e al suo braccio destro. Spatuzza si è pentito, ma era un mafioso assassino coinvolto in 6 stragi, che nessun giornale si permetta di associare noi tutti, che eravamo presenti in piazza, alla figura di un mafioso che tra l'altro, tanto per la cronaca, sta parlando degli amici di Feltri e non di noi. Ormai secondo le menti distorte del cavaliere e dei suoi cortigiani fanno tutti parte di un complotto interspaziale contro di lui, dai giornali, ai pentiti, ai giovani manifestanti.
La manifestazione di piazza San Giovanni è stato un evento che ci fa ben sperare. Quell'onda viola rappresenta una parte dell'opinione pubblica rilevante che non si è ancora piegata, e spero non lo faccia mai, al potere del “despota” e all'opera di azzeramento della coscienza critica della gente. Loro non molleranno mai, noi nemmeno.
Cecilia Sala e Martina Di Gianfelice
berlusconi
feltri
nobday
| inviato da Martina Di Gianfelice il 7/12/2009 alle 0:52 | |
|
|
5 dicembre 2009
"Ci hanno messo il paese in mano!"
Foto da www.lastampa.it
L'attesissima udienza del Processo Dell'Utri che ha visto protagonista il collaboratore di giustizia Gaspare Spatuzza, mafioso della famiglia dei Graviano, si è conclusa dopo 4 ore di esame del collaborante. La difesa dell'imputato Marcello Dell'Utri (condannato a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa) ha aperto la mattinata con un accenno ad un'eventuale revoca dell'ordinanza di ammissione del teste Spatuzza, avanzando formalmente la richiesta di acquisizione di tutte le dichiarazioni di Spatuzza. Il Presidente ha respinto la richiesta della difesa, procedendo all'audizione del teste.
Gaspare Spatuzza inizia il suo racconto ammettendo le sue colpe, ricordando di aver fatto parte dell'organizzazione mafiosa “Cosa Nostra” dal 1980 al 2000, di essersi recentemente autoaccusato della strage di via D'Amelio e di essere ergastolano per la commissione di 6 stragi e 40 omicidi. Non nasconde nulla Spatuzza del suo passato, preferisce mettere subito in chiaro le cose e parla, ricorda delle stragi del '92 e del '93 (puntualizzando su “morti che ci appartengono” come Falcone e Borsellino e che “non ci appartengono” come le stragi del '93, fuori dalla Sicilia e dalle logiche di Cosa Nostra, secondo il collaborante), degli incontri con Giuseppe Graviano, suo capofamiglia, delle anomalie nella gestione degli affari di Cosa Nostra nel biennio '92-'93.
Il punto centrale delle dichiarazioni di Spatuzza è un incontro datato verso la fine del 1993 in una villetta disabitata di Campofelice di Roccella. Durante il colloquio, afferma Spatuzza, Graviano gli disse che se avessero fatto questi attentati “chi si doveva smuovere, si muoveva”, precisando che si trattava di questioni politiche e che dell'esito di queste collaborazioni ne avrebbero beneficiato tutti, anche i carcerati.
Poi parla di un altro incontro, quello nel bar “Doney” in via Veneto con Giuseppe Graviano, che secondo il pentito, gli avrebbe confidato di aver chiuso tutto e di aver ottenuto tutto quello che cercavano grazie alla serietà delle persone con cui erano in contatto, non come i socialisti che “prima si prendono i voti e poi ci fanno la guerra”, contestualizzando questa affermazione nel sostegno prestato da parte dei Graviano e dello stesso Spatuzza a 4 candidati del PSI (tra cui Martelli), alle elezioni dell'88-'89. A quel punto Graviano fece il nome di queste “persone serie”, identificandole in Silvio Berlusconi “quello di Canale 5” e in un “compaesano” Marcello Dell'Utri. “Ci hanno messo il Paese in mano!” affermò Giuseppe Graviano.
In conclusione, su domanda della difesa, Spatuzza torna su via D'Amelio, più volte dallo stesso citata nel corso dell'udienza. Parla di un ennesimo incontro con Graviano il 20 luglio in cui egli comunicò allo Spatuzza l'intenzione di portare avanti delle cose, da queste direttive il collaborante fu portato a considerare tutto ciò che accadde dopo la strage in cui morirono il giudice Paolo Borsellino e la sua scorta, come appartenente ad un medesimo contesto. Separa poi l'atteggiamento di Cosa Nostra nel biennio '91-'92, spiegando che nel '91 erano in progetto gli omicidi di Falcone, Martelli e Costanzo ma che esclude in quel periodo l'esistenza di una trattativa, mentre, secondo il collaborante, a partire dal 1992 questo atteggiamento (relativamente ad una possibile trattativa) da parte di Cosa Nostra mutò, deduzione scaturita anche dalle anomalie di gestione di attentati e affari interni dell'organizzazione mafiosa.
La prossima udienza è stata fissata l'11 dicembre e la Corte ha disposto l'esame dei fratelli Giuseppe e Filippo Graviano che verranno sentiti in videoconferenza da Palermo. Anche la prossima si prospetta quindi come un'udienza fondamentale nel procedimento a carico del senatore del Pdl.
Martina Di Gianfelice
|
|
3 dicembre 2009
Una nazione da sciogliere

Ma quali regioni, comuni o assemblee di condominio? C'è un'intera nazione da sciogliere per infiltrazioni mafiose. Capisco che le dimissioni non siano piu' di moda, ma ormai il nostro parlamento somiglia alla sceneggiatura di un film su "Corleone anni '70-'80".
Temo che buona parte degli italiani debbano tornare in massa alle scuole elementari, non sanno fare le addizioni, uno scandalo gli fa dimenticare il precedente e così invece di sommarli e arrivare a una conclusione si preferisce dimenticare. Ma quando si parla di mafia non si può permettere che quest'amnesia contagiosa, tipica del bel paese, si sostituisca alla voglia, anzi alla necessità, di conoscere la verità e di avere giustizia. Per tirare le somme è sufficiente sbirciare tra le poltrone del parlamento. La seconda carica dello stato è accusata da un pentito di aver incontrato, piu' di una volta, i boss di Brancaccio, i fratelli Graviano, quelli che hanno fatto saltare in aria una decina di persone nel '93, e che sembrano essere coinvolti anche nelle stragi del 1992. Il nostro stato(per fortuna) è garantista, per adesso sono solo parole, e per quanto Spatuzza sembri abbastanza credibile, la sua attendibilità deve ancora essere confermata, come le sue dichiarazioni. E' strano però pensare che proprio Schifani, nonostante fosse "solo" un avvocato amministrativista, potesse vantare tra la sua clientela, personaggi come Lo Sicco, il costruttore del palazzo abusivo(costruito grazie a un' autorizzazione ottenuta in cambio di mazzette) abitato dai mafiosi piu' sanguinari di Cosa Nostra, da Brusca a Bagarella a Bontante. Lo Sicco è condannato, con sentenza definitiva, per corruzione, truffa e rapporti con l'organizzazione mafiosa. Sarà proprio un senatore di Forza Italia a introdurre una norma che va a pennello alla situazione di Piazza Leoni e il palazzo abusivo usufruirà della sanatoria. L'alone di mistero sui rapporti del presidente del senato con le organizzazione mafiose, non si ferma alla vicenda di Lo Sicco. Il presidente Schifani faceva parte della Sicula Brokers, una società con 5 soci arrestati, tra cui il vicepresidente. Anche nel condominio non si fa mancare gli arresti per mafia e a costruire il palazzo in cui risiede è proprio colui che ha curato la latitanza di Totò Riina. Schifani non rischia di soffrire di solitudine, anzi è in ricca compagnia, e non solo tra le fila del Pdl, il senatore Udc Salvatore Cuffaro(un serbatoio di voti per il suo partito) ha già una condanna per favoreggiamento ai singoli mafiosi e, per non farsi mancare nulla, avrebbe anche svelato informazioni coperte dal segreto, avvisando un indagato delle indagini a suo carico. Adesso per lui c'è una novità, il rinvio a giudizio per concorso esterno in associazione mafiosa. Di Cosentino abbiamo già parlato, ma era impossibile non citarlo, non si può ignorare una richiesta di arresto che spiega come il sottosegretario fosse a completa disposizione dei clan da quando era un social-democratico, ne le inquietanti modalità di gestione dei rifiuti da parte di società pubblico-private, o meglio, Cosentino-Casalesi.
Nei telegiornali(i pochi che accennano a qualcosa) nelle trasmissioni tv, e nei quotidiani, si sente parlare della trattativa del '92, ma sarebbe piu' corretto chiamarla trattativa '92-2009. Sarà l'ennesima casualità, ma si sta pensando a una modifica della legge sulla confisca dei beni, non saranno piu' destinati ad associazioni come Libera, bensì venduti, con l'alta probabilità che finiscano nelle mani degli stessi mafiosi a cui sono stati confiscati. Casualità anche che Farina(il giornalista radiato dall'albo che collaborava con Pollari e gli 007 del Sismi), dai microfoni di Radio Radicale, paragoni il 41bis a una forma di disumana tortura. Bizzarro che Farina sembri favorevole a realizzare uno dei punti del papello proprio quando Spatuzza comincia a cantare e si rischia che i Graviano si uniscano al coro.
Tra tutti i personaggi che potrebbero essere legati alle organizzazioni criminali, quelli che hanno piu' motivo di preoccuparsi sono certamente Berlusconi e il degno braccio destro, Marcello Dell'Utri, che reputano "uno spreco" la riapertura delle indagini sui fatti del'92-'93 e tremano come foglie ogni volta che Spatuzza apre bocca. Dell'Utri ha già una condanna a 9 anni per concorso esterno, e fra due giorni Spatuzza depone a Torino per il suo processo d'appello. Il neo-pentito(che quel complottista del presidente della Camera definisce una bomba atomica) racconta che Forza Italia era il nuovo partito nazionale a disposizione della mafia, dice che ci sarebbe l'ombra del premier dietro alle stragi del '93, che furono in parte le casse della mafia a finanziare le società dell'attuale presidente del consiglio e su questo stanno rimpatriando(tramite Massimo C.) anche le carte di Vito Ciancimino che erano custodite all'estero, sembra rispuntare l'ipotesi che la Fininvest riciclasse capitali mafiosi, che era stata in precedenza avanzata dalla Procura palermitana. Le condizioni non sembrano ottimali, ma Dell'Utri non si lascia intimorire e nell'intervista dall'Annunziata liquida tutto come menzogne, sia le nuove accuse sia le vecchie per le quali è stato condannato, poi ci illumina dicendo che il reato di concorso esterno in associazione mafiosa non dovrebbe esistere, cioè che tutti i politici, imprenditori, professionisti o forze dell'ordine che favoriscono ripetutamente la mafia invece di combatterla e sono a completa disposizione dei clan dovrebbero restare impuniti? il solito conflitto d'interessi. E infine non si dimentica di rammentarci le gesta eroiche dello stalliere Mangano.
Quello che Mr.B raccontava quest'estate è la semplice verità, nonostante tutto il presidente del consiglio Berlusconi passerà alla storia come il capo di Governo che ha messo fine alla guerra tra Mafia e Magistratura che va avanti ormai da decenni, eliminando per sempre la grande piaga che da troppo tempo affligge il nostro paese: La magistratura appunto.
Cecilia Sala
|
|
1 dicembre 2009
Dissociati
Gianfranco Fini sembra staccarsi ogni giorno di più dalle posizioni, ma sopratutto dalle ossessioni di Mister B. Il fuori onda pubblicato oggi da Repubblica.it, in cui il Presidente della Camera esprime alcune "considerazioni" sul Presidente del Consiglio parlando con il Procuratore di Pescara (senza sapere di essere ascoltato), è esemplare di quanto non sia solo una buona parte dell'Italia ad essersi stancata delle mire assolutistiche di Berlusconi, ma siano anche alcuni dei suoi più importanti alleati. Al Pdl che ha chiesto a Fini un chiarimento sulle sue "considerazioni" non proprio lievi nei confronti di Berlusconi, lui ha risposto coerentemente, ribadendo la sua posizione e affermando di non avere niente da chiarire.
Il governo vive sotto il ricatto dei capricci della Lega, va avanti a suon di decreti legge, espropriando il Parlamento, produce, giorno dopo giorno, leggi ad personam (Lodo Alfano, DDL intercettazioni, scudo fiscale, processo breve, Lodo Alfano-bis e denigrazione del concorso esterno in associazione mafiosa e delle leggi che regolamentano la gestione dei pentiti) che non fanno altro che salvare sempre e soltanto una sola persona: Berlusconi, da quello che ai più risulta essere il suo habitat naturale: il carcere. Il capo del governo respinge ogni critica e ogni minima forma di controllo della sua condotta morale e politica, ricorrendo ad un pezzo di repertorio: "Sono stato eletto dal popolo". La sua concezione del ruolo che ricopre sfocia così in una sorta di investitura divina che lo immunizza dal resto del mondo e lo rende eterno. Peccato che Mister B. non abbia ancora capito che la rivoluzione francese è finita e il suo esito ha influito sull'assetto istituzionale europeo proprio andando a cementificare quel concetto di democrazia e legalità che sta oggi alla base della maggior parte degli Stati europei.
Gianfranco Fini non è l'unico esponente della maggioranza che dimostra segni di insofferenza verso un certo modo di gestire la politica proprio del leader del Pdl, un altro Finiano d'acciaio è Fabio Granata. Sconosciuto fino all'apparizione ad Annozero, lo avevano tenuto debitamente nascosto per non illudere gli elettori di centro destra che esistesse ancora una destra vera, Granata è il segno che una destra legalitaria è ancora possibile e soprattutto che un'alternativa a Berlusconi c'è e non è la sinistra, per chi non la avesse ancora capito.
Martina Di Gianfelice
berlusconi
fini
granata
| inviato da Martina Di Gianfelice il 1/12/2009 alle 23:24 | |
|
|
28 novembre 2009
Tutto per uno

Tutto per uno, questo avrebbero dovuto scrivere sul programma di governo del Pdl, un programma di tre parole, ma almeno sarebbero stati onesti(d'altra parte se fossero onesti non avrebbero bisogno di queste parole per descrivere un programma di governo). Ormai è palese che Berlusconi voglia farla finita, dopo piu' di quindici anni, con la sua guerra contro la legge, e non incominciando a rispettarla, non vuole cambiare lui, ma cambiare la legge, o addirittura la costituzione! Ha sguinzagliato nei vari programmi televisivi di tutte le reti i suoi pronti servitori incaricati di spremere le meningi e sparare la prima balle che gli vengono in mente, tutto inutile, i neuroni non hanno passato il test e non sono riusciti a mascherare tutte le porcherie che si stanno inventando(dal Lodo Alfano, all'immunità al processo breve) così hanno spudoratamente ammesso che alcuni provvedimenti servono a salvare Mr.B dalla persecuzione giudiziaria che lo affligge ormai da molti anni, inventandosi che i magistrati si occupano dei reati di Berlusconi solo dal '94, l'anno della discesa in campo, clamorosamente falso!* o Che il processo breve ammazzerà solo l'1% dei processi, clamorosamente falso! Quando si parla di giustizia si parla di Berlusconi, come se gli altri italiani non fossero vittime o colpevoli di crimini e non fossero interessati ad avere una giustizia piu' rapida ed efficiente, ma questo non interessa: Lodi per legge ordinaria e costituzionale, ritorno all'immunità parlamentare, processi che scompaiono nel nulla, velocizzare le prescrizione, è con queste parole che si riempiono la bocca politici di tutti gli schieramenti in questi giorni. La giustizia di tutti sacrificata per l'impunità di uno. Con il processo breve non solo non si tiene conto dei criminali che si lasciano per la strada liberi di continuare a delinquere, ma neppure delle vittime che non potranno mai avere giustizia, di gente a cui hanno strappato un polmone(caso clinica S.Rita) senza motivo costretta a vedere il chirurgo che l'ha operata di nuovo tra le corsie di un ospedale. Mi fanno solo un pò pena gli avvocati-onorevoli che hanno l'ingrato compito di proteggere il presidente del consiglio dalla magistratura e quindi dalla giustizia, poverini si sono imbattuti in impossibili previsioni e improbabili calcoli, nella legge devono fare i conti con i reati che Mr.B ha commesso, sta commettendo, e che commetterà, e qui arriva il difficile. Mi immagino un colloquio Berlusconi-Ghedini in qualche aula di Palazzo Chigi per decidere quali reati inserire tra quelli per cui varrà il processo breve: G: "Maestà pensa di sequestrare qualcuno nei prossimi quarant'anni?(loro già sanno che Berlusconi almeno a 110 anni ci arriva)" B:"Direi di no, ma tu metticelo non si sa mai!", G:"I reati dei colletti bianchi ci sono già tutti... mmm... Rapina la devo mettere?" B: "No la rapina non è nel mio stile, io sono piu' raffinato quando devo rubare!" G: "Niente Rapina... Oky". Che tristezza. Intanto Fini ci sta prendendo gusto, qualche giorno fa si vantava:"Non gliene ho lasciata passare una, tutti i paletti che ho messo li ho fatti rispettare" e l'ex ministro Roberto Castelli dice che per sorvegliare la magistratura e i suoi rapporti con la politica ci vorrebbe un organo terzo, è triste dover spiegare a chi ha fatto il gaurdasigilli che i Tribunali della Repubblica sono organi terzi! Qualche Berlusconiano puntualmente addobbato con spillette di Forza Italia e bandiera in pugno mi ha detto che quella in atto contro Berlusconi è una vergognosa persecuzione, e che anche se i fatti di cui è accusato venissero un giorno accertati "in fondo a noi cosa interessa?! L'importante è che sappia governare e mandi a avanti questo paese!". Spesso chi pensa che l'habitat naturale di Berlusconi sia piu' simile al carcere di Regina Coeli che a Palazzo Chigi viene additato come un giustizialista, uno che si preoccupa di cose che non riguardano il quotidiano dei cittadini ne tanto meno le tasche degli italiani, invece è proprio questo il punto, la nostra classe dirigente è talmente indaffarata a fare i suoi interessi, che dovremmo incominciare a chiederci quando incomincerà a curare i nostri. E con un presidente del senato accusato(dal pentito Spatuzza) di frequentare mafiosi, un presidente del consiglio pieno di processi, un senatore con una condanna per mafia e un processo in appello, un probabile candidato alla regione Campania con una richiesta d'arresto ed innumerevoli parlamentari con problemi con la giustizia c'è da chiedersi se questo momento arriverà mai.
Cecilia Sala
*Ecco il link in cui sono spiegati e dimostrati i problemi di Berlusconi con la giustizia antecedenti al '94: http://www.voglioscendere.ilcannocchiale.it/2009/11/24/alfano_che_dice_le_bugie.html
|
|
25 novembre 2009
Lo zoo di Ballarò
La puntata di Ballarò sul “processo breve” si è conclusa da poco, ma merita sicuramente di essere commentata e ricordata da tutti gli spettatori che sono rimasti attoniti davanti al teleschermo. Ospite d'onore: Angelino Alfano. Il ministro dell'ingiustizia comincia a delirare già dai primi minuti della trasmissione. Mentre il sudore gli scendeva sulla fronte, a causa sicuramente dei difficilissimi calcoli matematici, empirici o logaritmi vari che hanno condotto al parto dei dati sul numero dei processi coinvolti dalla nuova legge in cantiere sul “processo breve”. Sarebbe colpito dal provvedimento solo l'1% dei processi, secondo il lavoro delle meningi di Alfano, mentre il Consiglio Superiore della Magistratura e l'associazione nazionale magistrati parlano di un 30-40% a seconda delle zone. Facile capire chi abbia ragione, anche perché se, come dice Alfano, si trattasse solo dell'1% dei procedimenti giudiziari, vorrebbe dire che il 99% dei processi in Italia si conclude entro sei anni (impossibile).
Altro caso da studiare clinicamente in laboratorio è Luisa Todini, imprenditrice ed ex deputato in quota Forza Italia (1994). Ascoltandola per più di due minuti (quello che riesce a parlare prima che il suo cervello si disconnetta), la domanda sorge spontanea: “ma questa dove l'hanno presa?” Parte accennando alla persecuzione giudiziaria subita da Berlusconi che “ha 500 processi” (Berlusconi in occasione del Lodo Alfano asserì che i processi fossero 2.500), poi si rende conto dell'enormità della balla, chiede suggerimenti e corregge il tiro: “500 udienze” (naturalmente sbaglia anche il dato post-correzione). Le balle sono talmente grandi che persino Alfano la smentisce. La verità ovviamente è un'altra, dato che Berlusconi è stato rinviato a giudizio 12 volte in Italia e una in Spagna. Nonostante la pessima figura iniziale, la Todini non demorde e continua: “i pubblici ministeri fanno indagini lunghissime e producono carte che non legge nessuno”. Infatti i pubblici ministeri non fanno gli scrittori, nel senso che non hanno tra le priorità quella di avere dei lettori, ma si occupano di esercitare l'azione penale (art. 112 Cost.) e possibilmente di mettere in galera i criminali.
Poi c'è l'opposizione dei due “diversamente concordi” (Ellekappa), rispettivamente del Pd e dell'Udc: Luciano Violante e Pierferdinando Casini. Violante incanta il pubblico con parole incomprensibili, intimando che bisogna scegliere tra il principio di democrazia e quello di legalità (non se ne parla di rispettare entrambi) infondendo sui poveri spettatori un effetto narcotizzante che li porta a non capire la proposta del genio del Pd. Facciamo un altro Lodo, seguendo le indicazioni della Corte Costituzionale, ma lasciamo stare gli altri processi, salviamo lui, ma ritirate il “processo breve”. E' la solita solfa del male minore che va avanti dal 1994, quando Violante già incantava le folle con le seguenti affermazioni: “L'onorevole Berlusconi sa per certo che gli è stata data la garanzia piena, non adesso, ma nel 1994, che non sarebbero state toccate le televisioni quando ci fu il cambio di governo. Lo sa lui e lo sa l'onorevole Letta. Voi ci avete accusato di regime, nonostante ripeto (non contento, nda) non avessimo fatto il conflitto d'interessi, avessimo dichiarato eleggibile Berlusconi nonostante le concessioni, avessimo aumentato, durante il centrosinistra, il fatturato di Mediaset è aumentato di 25 volte.”
L'altro diversamente concorde Casini, invece, si sofferma oggi sulla lotta alla mafia. Parla da intenditore Casini, essendo il leader del partito di Salvatore Cuffaro (condannato a 5 anni per favoreggiamento a singoli mafiosi), ed essendo la stessa persona (non un omonimo) che commentando la sentenza Dell'Utri (condannato in primo grado a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa) disse: “i sensi più profondi di stima e di amicizia”. A Ballarò ha tuonato: “non si puo' non perseguire chi squaglia i bambini nell'acido!”, mi sembra giusto, ci vuole stile e Cuffaro e Dell'Utri ce l'hanno.
Martina Di Gianfelice
|
|
23 novembre 2009
Questa è la storia di Maurizio e Filippo
Quando ho visto il magistrato Antonio Ingroia e il giornalista Marco Travaglio ad Annozero mi è parso molto strano che la corte berlusconiana non avesse fatto commenti. Infatti il giorno dopo, come al solito, i cortigiani non mi hanno delusa e su Libero dominavano in prima pagina l'editoriale del direttore Belpietro dal titolo: “ La ricetta del PM: cacciare il Cav” e l'articolo dell'indimenticabile Filippo Facci: “Questa è la storia di Marco e Antonio”.
Belpietro ha seri problemi di servilismo, infatti proprio non sopporta che qualcuno critichi il governo e Berlusconi, nel caso di Ingroia, entrando nel merito delle leggi, esprimendo perplessità basate sul rispetto della Costituzione e sul Diritto, che il Procuratore aggiunto di Palermo ha certamente studiato e che Belpietro farebbe bene a ripassare.
Il povero Facci, invece, dopo le parole del neodirettore del “Giornale”, dal quale è stato cacciato, perché “cestinare un suo articolo è un'opera buona”, pare non essersi più ripreso. Ricordiamo di lui un mare di cazzate scritte sulle pagine del quotidiano della famiglia Berlusconi, un'illuminazione momentanea di cui ci ha reso partecipi ad Annozero, salvo poi continuare a tormentarci con i suoi sermoni senza senso. Il suo ultimo articolo è un ritorno alle origini che ha un po' il sapore di una sorta di captatio benevolentiae, essendo una new entry a “Libero”. Per mostrare il suo valore ha subito puntato in alto, tirando fuori una storia vecchia, già archiviata da tempo persino da chi l'aveva tirata fuori dal cappello magico, Giuseppe D'Avanzo, perchè chiarita tramite accurate documentazioni dall'interessato. L'interessato è naturalmente l'ossessione del povero Facci: Marco Travaglio.
La storia è la solita delle frequentazioni “mafiose” di Travaglio ed Ingroia in relazione alle ormai famose vacanze siciliane con il Maresciallo dei Carabinieri Giuseppe Ciuro (condannato a 4 anni e 8 mesi per favoreggiamento dalla Corte d'Appello di Palermo). Mi limito a ricordare al povero Facci la verità dei fatti, raccontata da Marco Travaglio (totalmente documentata sulla base di assegni, ricevute ed estratto conto):
1) non ho mai incontrato, visto, sentito, inteso nominare questo Aiello fino al giorno in cui fu arrestato (e comunque, non essendo io siciliano, il suo nome non mi avrebbe detto nulla);
2) ho sempre pagato le mie vacanze fino all’ultimo centesimo (con carta di credito, D’Avanzo può controllare);
3) ho conosciuto il maresciallo Giuseppe Giuro a Palermo quando lavorava alla polizia giudiziaria antimafia (aveva pure collaborato con Falcone). Mi segnalò un hotel di amici suoi a Trabia e un residence ad Altavilla dove anche lui affittava un villino. Il primo anno trascorsi due settimane nell’albergo con la mia famiglia, e al momento di pagare il conto mi accorsi che la cifra era il doppio della tariffa pattuita: pagai comunque quella somma per me esorbitante e chiesi notizie a Giuro, il quale mi spiegò che c’era stato un equivoco e che sarebbe stato presto sistemato (cosa che poi non avvenne) . L’anno seguente affittai per una settimana un bungalow ad Altavilla, pagando ovviamente la pigione al proprietario. Ma i precedenti affittuari si eran portati via tutto, così i vicini, compresa la signora Giuro, ci prestarono un paio di cuscini, stoviglie, pentole e una caffettiera. Di qui la telefonata in cui parlo a Ciuro di «cuscini».
Facci naturalmente si è guardato bene dall'informare i lettori che la storia era, appunto, già stata chiarita, concludendo il pezzo con una massima da tenere bene a mente, una cosa tipo naturalmente non ho dubbi che Travaglio ed Ingroia fossero in buona fede, però io lo scrivo lo stesso così almeno do modo al lettore di pensar male. Un autentico genio del male, un vero colpo da maestro che il suo direttore dovrebbe premiare almeno con una promozione, magari a demente dell'anno.
Martina Di Gianfelice
|
|
20 novembre 2009
La compagnia di bandiera che ruba fondi all'istruzione e la vita a Daniele
Questa classe dirigente blaterante è sempre bravissima a raccontarci che non ci sono soldi e non ci sono risorse. Le casse dello stato sembrano esangui quando c'è da finanziare la ricerca o l'istruzione e si ingrassano vertiginosamente quando i soldi sono destinati all'Alitalia, al finanziamento dei partiti o a quello dei giornali. Non è vero che i soldi non ci sono, la verità è che vengono sprecati senza alcun ritegno, come se appartenessero a loro, ai politici, e non ai cittadini, o meglio ai cittadini fessi che ancora pagano le tasse. Li usano per i rimborsi elettorali pensando alle casse dei propri partiti e quindi a se stessi, oppure per tenere aperta la camera dei deputati, con parlamentari e portaborse annessi, per decidere la lunghezza delle code dei cani, come se tutto ciò che li circonda fosse perfetto a tal punto da non avere niente di meglio di cui discutere nelle aule del parlamento. E così, mentre nelle scuole non passano inosservati i muri marci, i precari licenziati, i buchi nelle pareti e non si vede nemmeno l'ombra di scale anti-incendio, "Libero" di Maurizio Belpietro assorbe quasi 8 milioni di euro in un solo anno("L'Unità" 6 milioni, in onore della par condicio). Si utilizzano soldi pubblici per interessi privati, e per l'editoria si sono sprecati, nel solo 2008, 200 milioni 776 mila euro. Nessuno vuole fare strage dei quotidiani, ma mi domando per quale motivo se un imprenditore non vende debba fallire e se invece si tratta di un giornale, debba avere la garanzia che ha dargli ossigeno ci pensano i contribuenti. Per non parlare dei quotidiani considerati "organi di partito", come "La Padania", "Europa" o "Secolo d'Italia" di Gianfranco Fini, che prendono soldi per raccontare opinioni di parte, eppure i giornali dovrebbero raccontare fatti, e i fatti non sono né di destra né di sinistra, sono fatti! Se proprio preferiscono farsi dettare gli articoli dai politicanti di turno, almeno abbiano la decenza di non farlo con i nostri soldi. Poi c'è una cosa che ha veramente dell'incredibile, magari qualcuno si sarà domandato per quale motivo i giornali si sottopongano a tali costi inutili, visto che le tirature sono sempre moltissime in piu' rispetto alle copie realmente vendute, in realtà "tirare" conviene sempre, piu' copie si producono piu' lo stato regala soldi, non importa se non vendi, infatti è previsto che la quantità di denaro che finisce nelle casse dei quotidiani e proviene da quelle dei cittadini sia direttamente proporzionale alla tiratura del medesimo quotidiano, si potrebbero sfornare copie su copie e poi buttarle nel camino che il guadagno sarebbe comunque garantito, senza ricevere in cambio nessun tipo di servizio. Parlando di sprechi, non mi soffermo sui vergognosi costi della politica, argomento già trattato e ritrattato da molti, ormai quasi consumato, ma non si può ignorare che in pieno periodo di crisi non sia il caso di far lievitare ulteriormente gli stipendi dei parlamentari o di aumentare le auto blu quando la polizia non ha nemmeno il numero minimo indispensabile di volanti e anche le avesse la benzina non è mai abbastanza per farle partire. Poi sembra che Tremonti abbia messo le forbici nel cassetto e abbia deciso un modo alternativo per farci risparmiare: Lo scudo, o meglio il condono, che secondo lo stesso ministro dovrebbe fruttare circa 5 miliardi di euro, l'abolizione delle province ne farebbe risparmiare 13, e annualmente, in dieci anni si risparmierebbero 130 miliardi e senza neanche essere costretti a premiare gli evasori e i criminali di ogni genere e specie, eppure sembra che l'ipotesi non sia stata presa in considerazione, mistero. Invece la ricerca chiede l'elemosina, in fondo le priorità sono altre, come stanziare 300 milioni di euro ad un azienda fallimentare come l'Alitalia, una delle tante che ci sono in questo paese, questi soldi vengono in gran parte da progetti scientifici come quelli che servivano a Daniele, un bambino malato di una particolare distrofia muscolare che ha bisogno di 250 mila euro per potersi curare. I fondi per i ricercatori sono stati letteralmente dimezzati e la speranza del progetto di ricerca finalizzato di cui Daniele avrebbe bisogno è un puntino sempre piu' lontano. Secondo Fabio Mussi, ex ministro dell'università e ricerca "questo governo ha fatto il piu' grande definanziamento universitario: un suicidio della nazione" e poi aggiunge che "anche in tempo di crisi nessun governo ha ridotto questo tipo di investimenti". La ricerca non si tocca, è il futuro di un paese, come l'istruzione, e tanto meno si sacrifica sull'altare della compagnia di bandiera. I tagli, infatti, non si riguardano solo i pochi ricercatori coraggiosi, i cervelli non ancora fuggiti, ma anche l'intero sistema universitario di questo paese, in cinque anni ci saranno 1000 milioni in meno, ma si valorizzerà la scuola privata, come se questa fosse sinonimo di qualità. Forse è solo che questo governo è talmente abituato a usare ogni cosa a "scopo di lucro" che non si capacita che qualcosa che non produce immediato guadagno possa comunque essere utile, anzi indispensabile. E così si decide di far diventare la scuola una azienda, di trasformare tutto in business, dimenticandosi della costituzione e del diritto allo studio, d'altra parte quando mai questo governo si è preoccupato di consultare la carta costituzionale prima di prendere una qualsiasi decisione?
Cecilia Sala
|
|
15 novembre 2009
SOS Campania
La sinistra, con astuzia volpina, ha deciso di giocarsi anche una delle rare occasioni di vittoria che le rimangono, dopo la richiesta d'arresto è improbabile che i cittadini campani decidano di dare il proprio voto a un indagato per camorra come Nicola Cosentino (Pdl). Si pensa che il Pd candiderà Vincenzo De Luca, imputato per associazione a delinquere finalizzata alla corruzione, cosicché gli elettori siano indecisi tra votare un presunto criminale e la sua brutta copia, e magari scelgano l'originale. Infondo ultimamente sembra che il più grande incubo della sinistra sia proprio quello di vincere.
Dall'altra parte della barricata il centrodestra si impegna a dare battaglia con un altro candidato d'eccezione: Nicola Cosentino (Pdl), indagato per concorso in associazione camorristica. Secondo i Pubblici Ministeri Alessandro Milita e Giuseppe Narducci, Cosentino ha contribuito a rafforzare, sin dagli anni '90, il sodalizio criminale delle famiglie Bidognetti e Schiavone, servendosi del loro sostegno anche in occasione di competizioni elettorali, a partire dall'elezione a Consigliere Provinciale di Caserta (1990) fino al 2004 (anche dopo la scadenza del mandato parlamentare nel 2001). Nell'ordinanza di custodia cautela i giudici contestano al Sottosegretario all'economia Cosentino di aver fatto da tramite tra l'imprenditoria mafiosa e l'amministrazione pubblica, agevolando le mire economiche del clan dei Casalesi esercitando pressioni su enti prefettizi. Tali pressioni sarebbero servite ad impedire lo scioglimento di Comuni (Mondragone nda) per presunte infiltrazioni mafiose, e al fine di favorire il rilascio di certificazioni antimafia, in particolare nei confronti della ECO4 s.p.a, società in parte pubblica (51%) in parte privata (49%), cogestita dalle famiglie mafiose nelle persone di Giuseppe Valente, Michele e Sergio Orsi e da Nicola Cosentino, che deteneva “il reale potere direttivo e di gestione”, permettendo il reinvestimento dei guadagni, frutto di attività illecite. Pertanto i Pubblici Ministeri hanno richiesto alla luce de ”il consolidamento e la continuità dei rapporti criminali che hanno agevolato il Cosentino nella sua carriera politica; la pluralità di competizioni elettorali nelle quali il Cosentino risulta essere stato sostenuto dall’organizzazione criminale; il rilievo strategico e di lungo termine del contributo documentato dalle indagini qui compendiate; la persistenza del debito di gratitudine verso un’organizzazione cui egli deve (almeno in parte) le sue fortune” l'autorizzazione a procedere alla Camera dei Deputati per consentire l'arresto del deputato del Pdl.
Come se tutto ciò non bastasse, anche le parole di Carmine Schiavone, cugino del più noto Francesco detto “Sandokan” (boss dei casalesi) confermano che Cosentino avrebbe avuto “l'appoggio” dei Bidognetti (l'altro clan di Casale) fin da quando era un social-democratico.
In conclusione, vorremmo evidenziare l'incredibile capacità logica dell'ormai portavoce del Pdl, Maurizio Belpietro, che è stato capace nell'ultima puntata di Annozero, di affermare, rimanendo serio, che non sussistevano le esigenze di custodia cautelare per richiedere l'arresto di Nicola Cosentino, mentre l'articolo 274 del Codice di Procedura Penale (lettera c.) sancisce nero su bianco che: “quando, per specifiche modalità e circostanze del fatto e per la personalità della persona sottoposta alle indagini o dell'imputato, desunto da comportamenti o atti concreti o dai suoi precedenti penali, sussiste il concreto pericolo che questi commetta gravi delitti con uso di armi o di altri mezzi di violenza personale o diretti contro l'ordine costituzionale, ovvero di delittti di criminalità organizzata o della stessa specie di quello per cui si procede...” Ma questo Belpietro non lo sa, non si informa, del resto non è tenuto a farlo, è solo un giornalista...
Cecilia Sala e Martina Di Gianfelice
|
|
13 novembre 2009
Ingenua speranza

Solo gli ingenui potevano ancora sperare che Mr.Berlusconi si ritirasse a vita privata in caso di condanna, in fondo se chi è eletto dal popolo è sopra la legge per quale motivo si dovrebbe dimettere? Ormai c'è anche la conferma ufficiale, quella del libro a puntate di Bruno Vespa, conferma molto accreditata visto il rapporto intimo che c'è tra l'insetto e il premier, quasi come il faraone Tutankhamon e il suo primo scriba.
Lungo tutto lo stivale, da Milano a Palermo, Berlusconi ha innumerevoli motivi per cui essere preoccupato: il neo pentito Spatuzza, alla Procura palermitana, racconta di una trattativa tra cosa nostra, Dell'Utri ed il Cavaliere che sarebbe durata almeno fino al 2004 e sarebbe iniziata dopo le stragi del '93, a Milano i processi Mediaset e Mediatrade proseguono senza che le mazzette di Previti possano fare nulla per fermarli e la corruzione di David Mills viene confermata anche in appello. Nel processo Mediaset, grazie a una simpatica legge ad personam, la Ex Cirielli(che accorcia i tempi di prescrizione), le accuse di frode fiscale e appropriazione indebita fino al '99 sono sparite, ma il pm De Pasquale ipotizza qualcosa di nuovo, sempre frode fiscale, ma fino al 2003, ancora salva dalla prescrizione anche se non per molto, i magistrati hanno circa un anno e mezzo per dimostrare la colpevolezza o l'innocenza di Berlusconi e di un'altra decina di persone. Dall'inchiesta Mediaset, ne nasce una nuova: "Mediatrade-Rti" per la quale Mr.B è sotto processo per concorso in appropriazione indebita, si pensa che gonfiando i prezzi sui diritti televisivi il guadagno sia stato attorno ai 100 milioni di euro.
I processi per reati finanziari ci sono sempre stati e non hanno mai fatto gravi danni, ci si inventava qualche legge o si tirava un pò per le lunghe sapendo che prima o poi la mannaia della prescrizione sarebbe arrivata. Il vero incubo è Mills, in caso la condanna venga confermata in cassazione potrebbe essere utilizzata contro di lui dal collegio che giudicherà Berlusconi, per evitare questo, l'imputato-premier ha già messo al lavoro tutti, dal ministro della giustizia al suo avvocato On.Ghedini. Si pensa di accorciare la prescrizione o di impedire che la condanna dell'avvocato inglese possa essere usata nel processo contro il premier, non vorrei dargli un'idea, ma magari gli verrà in mente addirittura di depenalizzare la corruzione così come hanno fatto per il falso in bilancio, sarebbe la seconda volta che Berlusconi viene assolto non per insufficienza di prove o perchè il fatto non sussiste, ma perchè il reato non esiste piu', e non esiste perché è stato depenalizzato dallo stesso imputato!
Dopo il triste evento del 7 Ottobre, la bocciatura del Lodo, il premier si era detto dispiaciuto perchè costretto a sottrarre qualche ora preziosa alla cura della cosa pubblica(almeno eviterà di far danni) per trascorrerla tra le aule di tribunale, speriamo che non usi la scusa degli impegni istituzionali per allungare ancora un processo che è già impensabile concludere entro i termini di prescrizione, l'estate 2011. E' proprio grazie alla prescrizione che Berlusconi non dovrà difendersi in tribunale, d'altra parte non l'ha mai fatto, lui si difendeva in parlamento con leggi cucite a pennello per i suoi processi; ma questa volta la situazione è particolarmente favorevole, infatti si perderà parecchio tempo solo per trovare il collegio davanti al quale processarlo e poi il processo verrà interrotto a marzo per fare in modo che i politici possano partecipare alla campagna elettorale, basterà quindi, che la prescrizione sia piu' veloce del processo, e visti i tempi della giustizia italiana, non è molto difficile. La speranza è l'ultima a morire, in fondo il giudice Metta è riuscito a scrivere a mano una sentenza di 180 pagine in 24 ore, ma in quel caso il giudice era stato corrotto con 420 milioni e poi si trattava di favorire Berlusconi e non di condannarlo, per tutti gli altri casi i tempi sono ben diversi. E' triste sentirsi condannati ad essere governati da Berlusconi anche in caso di condanna, ma ancora piu' triste è pensare a come stravolgeranno la giustizia di tutti per preservare l'immunità di uno, a partire dalla prescrizione breve fino a chissà quale altro vergognoso provvedimento, in barba alla costituzione che è da tempo che non ci vede piu' tutti uguali davanti alla legge.
Cecilia Sala
|
|
10 novembre 2009
Minzoshow
Siamo alla frutta. Il Direttore del Tg1 si è lanciato (senza l'amato contraddittorio) in una performance senza precedenti nella televisione pubblica (a parte i suoi naturalmente), attaccando senza pudore il Procuratore Aggiunto di Palermo (per l'occasione nominato Procuratore da Minzolini) Antonio Ingroia. Il Pubblico Ministero palermitano, reo di aver “giudicato pericolosa la politica del governo sulla giustizia”, ha fatto, secondo il saggio Minzolini, “un'analisi sorprendente per un magistrato”. Mi sembra giusto, un magistrato non deve occuparsi di giustizia, non ne ha l'autorità e la competenza, mica Ingroia è Direttore del Tg1, conduce Porta a Porta, Matrix o fa parte di uno dei tanti partiti che straparlano di italiani intercettati e giudici politicizzati!
Antonio Ingroia non puo' permettersi di esprimere analisi di carattere giuridico basate sul rispetto di quanto stabilito nella Costituzione della Repubblica italiana, mi pare giusto che si dedichi ad altro, attività alternative tipo escort, trans, cocaina, salotti televisivi compiacenti, o al massimo, se proprio vuole fare il magistrato, che si dedichi alla cattura di pericolosi criminali di strada, quali sono i ladri di polli o di mele al mercato.
Il problema di Ingroia sta nella presentazione. Quando conobbe il Presidente del Consiglio a Palazzo Chigi, ladies and gentlemen, non era sul posto per partecipare ad una festa organizzata dal padrone di casa con giullari di corte e intrattenitrici di turno, ma si era presentato, udite udite, per interrogarlo, per chiedere alcuni chiarimenti (prima delle dieci domande di “Repubblica”) su Mangano e la sua assunzione ad Arcore, sul ruolo di Dell'Utri, sui flussi finanziari nelle casse delle holding dell'impero Fininvest, sulle origini del denaro e su strani aumenti di capitale e movimenti di denaro.
Senza parlare del “cursus honorum” del magistrato palermitano. Ha svolto il suo periodo da uditore giudiziario con Giovanni Falcone, poi allievo prediletto di Paolo Borsellino e suo Sostituto Procuratore presso la Procura di Marsala, all'età di 30 anni. Quando Borsellino fu nominato Procuratore Aggiunto di Palermo, decise di portare con sé il giovane Ingroia che dopo la strage di Via D'Amelio (19 luglio 1992), si dimise insieme ad altri sette magistrati della Procura palermitana protestando contro l'operato, non proprio limpido, dell'allora Procuratore Pietro Giammanco. Poi arrivò Caselli e i processi che non piacciono ai potenti con Antonio Ingroia Pubblico Ministero nel processo a Bruno Contrada (10 anni per concorso esterno in associazione mafiosa, sentenza definitiva), a Marcello Dell'Utri (9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa, primo grado), a Mario Mori e Mauro Obinu (favoreggiamento alla latitanza di Bernardo Provenzano, processo in corso) e titolare dell'inchiesta sulla trattativa mafia-Stato, nonché colui che sta gestendo, insieme ad Antonino Di Matteo, Roberto Scarpinato e Paolo Guido, la collaborazione di Massimo Ciancimino, figlio dell'ex Sindaco di Palermo, Vito. Sarà questo forse che non piace ai servi di turno?
Insomma Antonio Ingroia non si è mai lasciato corrompere da nessuno, non ha mai appoggiato logiche di partito, non ha mai partecipato a cene in casa di un suo imputato o del Presidente del Consiglio (spesso le due posizioni coincidono), non ha mai frequentato mafiosi o amici dei mafiosi. Questo è il problema di Ingroia, è troppo pulito.
L'immunità parlamentare invece, nei Paesi europei in cui è prevista, viene applicata generalmente solo per tutelare i parlamentari nell'espressione di opinioni concernenti l'esercizio delle proprie funzioni (come previsto tra l'altro anche dall'articolo 68 della nostra Costituzione) e l'immunità per il Presidente del Consiglio o per il Primo Ministro non esiste nei Paesi del mondo occidentale, esiste in pochi Paesi quella per il Capo dello Stato che corrisponde al Presidente della Repubblica, non al Presidente del Consiglio. Capisco che per Minzolini & co. Berlusconi è l' “unico supremo e assoluto capo sulla terra” (Enrico VIII), ma non è il Capo dello Stato.
Strano poi che Ingroia critichi un provvedimento come il disegno di legge sulle intercettazioni, che difatti non permetterà più ai magistrati di indagare a tutto campo, rallentando il processo investigativo e tornando indietro di almeno 20 anni, sia a livello investigativo, che di strumenti tecnologici utilizzati, della serie: i delinquenti parlano tramite Skype e i magistrati li spiano, origliando da dietro la porta o guardando dal buco della serratura.
"Siccome, come ci ricordavano uomini come Falcone e Borsellino, la lotta alla mafia non la puoi fare soltanto dentro i palazzi di giustizia con le indagini e coi processi. Dentro i palazzi di giustizia devi fare appunto le indagini e i processi. Con le prove, se ci sono e se non ci sono le prove non fai né l'uno né l'altro. Ma per affrontare la mafia, che non è soltanto un'organizzazione criminale, ma che è un sistema di potere criminale, la magistratura da sola non può vincere questo scontro. Occorre un movimento ampio, di opinione, della società ed è quello che Paolo Borsellino diceva con una frase, che se noi dicessimo oggi saremmo accusati naturalmente di essere politicamente schierati, che il nodo - diceva Paolo Borsellino – della lotta alla mafia è essenzialmente politico, perché prima di una magistratura antimafia occorre una politica antimafia".
(Antonio Ingroia - 7/11/09)
|
|
10 novembre 2009
GIANFRANCO FINI: LUCI, OMBRE, SPERANZE
Questa è la seconda collaborazione di Giuseppe col nostro blog. Giuseppe è un ragazzo di destra e pur non condividendo magari alcune sue opinioni, siamo per il rispetto della pluralità delle idee e quindi non censuriamo i pensieri e le riflessioni di chi la pensa diversamente da noi. Proponiamo oggi un'analisi di Giuseppe sulla figura di Gianfranco Fini, Presidente della Camera. Domani pubblicheremo invece una nostra "risposta" all'editoriale di ieri sera del Direttore del Tg1 Augusto Minzolini, che ha sparato ha zero contro il Procuratore Aggiunto di Palermo Antonio Ingroia (naturalmente senza l'amato e osannato contraddittorio).
Martina Di Gianfelice
Per la mia seconda collaborazione con il blog "La Voce 2009" intendo dare la mia opinione riguardo una figura politica che ultimamente fa sempre più parlare di se per le sue prese di posizione: il Presidente della Camera Gianfranco Fini.
E' evidente a tutti che ormai il PDL è diviso tra coloro che seguono le disposizioni e la linea politica del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e chi invece prende provvedimenti, iniziative e rilascia dichiarazioni che contrastano non poco con quella che è la linea politica del Governo stabilita da Berlusconi stesso, e Fini è colui che finora si è maggiormente distinto in questa linea di condotta: sempre più spesso, infatti, sentiamo ai telegiornali di suoi appelli volti a far si che l'azione di Governo sia più efficace nei fatti e meno demagogica, che i rappresentanti dei cittadini manifestino comportamenti più seri e rispettosi nei confronti della pubblica morale (la sua fondazione FareFuturo si oppose fermamente alle candidature di showgirl alle elezioni europee), che nel PDL ci sia maggior dibattito interno e a coinvolgere maggiormente le opposizioni per trovare soluzioni condivise ai problemi dell'Italia. Di generare una destra più moderna ed europea insomma, suscitando reazioni molto positive nell'opposizione di centrosinistra.
Personalmente approvo in pieno questo modo di intendere la politica; infatti come spiegato nel mio precedente articolo, se provassi a immaginare come sarebbe la mia azione di governo se fossi un addetto ai lavori, sicuramente avrei un approccio molto simile a quello promosso da Fini e considerevolmente discorde con lo stile berlusconiano: lavorare per la Patria e non per il mio tornaconto, maggiore coinvolgimento dell'opposizione, serietà istituzionale nelle apparizioni pubbliche, candidature di persone con valori, idee e capacità di metterle in atto ed infine maggiore dibattito interno nel mio partito. Purtroppo però ho dovuto appurare che questo nuovo approccio di intendere la politica è fortemente osteggiato dalla componente berlusconiana ancora maggioritaria nel PDL e dai media che ad essa fanno riferimento: ogni giorno sfoglio "Il Giornale" ed ogni giorno mi tocca leggere feroci attacchi contro Fini e coloro che gli sono politicamente vicino "colpevoli" a dir loro di tradire il mandato degli elettori e addirittura di "tramare nell'ombra" contro Berlusconi al fine di rimuoverlo dall'incarico e prenderne il posto... assurdo! Ogni tentativo di pensiero indipendente in area PDL viene immediatamente soffocato, represso, aggredito e questo non posso certo sopportarlo.
A mio parere, la classe dirigente del PDL dovrebbe presto rinnovarsi e ritengo che Fini sia l'unica persona all'interno del partito che può prenderne il comando nel dopo-Berlusconi ed essere il prossimo candidato del centrodestra alle elezioni politiche anche se di recente il bravo Gianfranco ha fatto affermazioni che hanno lasciato di stucco il sottoscritto e l'intero popolo della destra italiana il quale, dalla morte di Almirante, l'ha seguito con tanta fiducia e tanta stima nelle varie fasi di crescita della nostra area politica: la totale abiura del fascismo la quale reputo un errore perché è giusto riconoscere gli sbagli della propria storia ma è sbagliato rinnegarla completamente, la sua proposta di facilitare l'ottenimento di un concetto a noi sacro come la cittadinanza italiana agli extracomunitari (anche se non obietto sulla possibilità di farli votare alle elezioni amministrative), l'iniziativa di introdurre lo studio del Corano a scuola e la sua nuova visione etico-politica della vita troppo laicista (non laica!) e materiale per quella che è la tradizione di pensiero tradizionalmente spirituale della destra sociale italiana.
Se dovesse effettivamente ottenere la candidatura, spero che nella realizzazione del suo programma di governo metta davvero in pratica i suoi concetti di democrazia interna e di conseguenza torni ad applicare quelli che finora sono stati i veri valori di destra da applicare in determinate circostanze, o che almeno trovi soluzioni di compromesso. Sarebbe per me interessante notare quale sarà l'approccio dell'opposizione di fronte ad un avversario senza conflitti d'interesse, giornali, televisioni e processi... un avversario che non può delegittimare in nessun modo...
Giuseppe Corrado Meli
berlusconi
fini
destra
pdl
| inviato da Martina Di Gianfelice il 10/11/2009 alle 0:29 | |
|
|
|